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bandiera italiana

1 Gennaio 2012
da 64 anni la Costituzione difende le libertà di chi vive in Italia

bandiera italiana

leggi cosa è la Costituzione e perchè è importante (di Bruno Tinti). Leggi cosa è la separazione tra i poteri dello Stato


Indice: dobbiamo modificare la Costituzione? --- di fatto la Costituzione è già stata alterata --- la "questione di fiducia" --- stiamo andando verso il presidenzialismo? --- no, è l'instaurazione di una repubblica autoritaria! --- cosa sta rendendo possibile l'instaurazione della repubblica autoritaria? --- esempi di come si governa in modo autoritario --- qual'è oggi il ruolo del Parlamento? --- come uscire dalla repubblica autoritaria --- storia recente delle modifiche costituzionali


Aprile 2012: modificato art.81

E' stato introdotto in Costituzione il principio del pareggio di bilancio modificando l'art. 81. Poichè la modifica è stata votata da più di due terzi dei Parlamentari, non è possibile indire referendum confermativo. Pubblicazione: G.U. n. 95 del 23 Aprile 2012 (Supp. Ord.)

dobbiamo modificare la Costituzione?

Da molte parti, e con insistenza, si invoca la modifica della Costituzione quale soluzione di molti problemi italiani. Ovviamente la Costituzione può essere modificata, seguendo le procedure in essa stessa contenute, ma chi vuole modificarla dovrebbe:

Invece la presunta necessità di riforme costituzionali fino ad oggi non è mai stata argomentata in modo razionale, ma solo con degli slogan e ciò fa temere che il vero scopo degli "attacchi" alla Costituzione sia di cambiare gli equilibri disegnati dalla Costituzione per accrescere il potere del Governo a scapito del Parlamento e della Magistratura.

principali slogan di chi vuole cambiare la Costituzione confrontati con la realtà delle cose
lo slogan la realtà
serve una nuova Costituzione per meglio affrontare i problemi dell'Italia I problemi dell'Italia sono di ordine politico, economico e culturale, e non dipendono assolutamente dai 134 articoli della Costituzione! Sfido chiunque a trovare un collegamento tra Costituzione vigente e delinquenza organizzata (mafia, camorra, ndrangheta...), disoccupazione, evasione fiscale, scarso senso civico degli italiani, disonestà di alcuni politici, eccessiva burocrazia, basso livello culturale generale, poca moralità del Paese, limitata capacità industriale ed imprenditoriale, conflitto di interessi, carceri piene, ospedali che non funzionano ... Questi, che sono alcuni tra i veri problemi dell'Italia, non sono risolvibili da alcuna riforma costituzionale!
la Costituzione è vecchia La Costituzione italiana ha 60 anni, quella degli Stati Uniti ne ha 220 e nessuno pensa di modificarla! Eppure il mondo è più cambiato dal 1787 ad oggi che dal 1948 ad oggi! Come quella USA anche la nostra Costituzione ha subito negli anni piccole modifiche necessarie, quindi il fatto che sia stata scritta 60 anni fa non è di per se un valido motivo per stravolgerla. La Costituzione tedesca è nata nel secondo dopoguerra in condizioni culturali e storiche praticamente identiche alle nostre (sconfitta militare alla fine di una feroce dittatura), ma nessun tedesco pensa sia ora di stravolgerla perchè è vecchia!
per velocizzare l'iter legislativo dobbiamo superare il bicameralismo perfetto Tutti diciamo che in Italia abbiamo troppe leggi, e questa enorme legiferazione non dipende certo dal bicameralismo, anzi se bastasse una sola Camera ad approvare una legge, oggi avremmo sicuramente un numero maggiore di leggi. Inoltre una legge che fosse sbagliata nel merito rimarrebbe sbagliata anche se per la sua promulgazione fosse sufficente l'approvazione di una sola assemblea legislativa anzichè due. Comunque la legge Alfano è stata presentata ed approvata da entrambe le Camere in venti giorni (Luglio 2008), quindi il bicameralismo perfetto non impedisce nulla, se c'è la volontà politica di farlo.

Altre nazioni hanno il bicameralismo perfetto, USA e Francia tanto per rimanere tra le democrazie occidentali.

diminuiamo il numero dei parlamentari per ridurre le spese dello Stato A parte l'ingenerosa e antipolitica concezione del Parlamentare quale essere passivo che è solo un costo per lo Stato, se il numero dei Parlamentari diminuisse di 200 unità si risparmierebbero 51 Milioni di € l'anno. Non è certo poco, ma è solo lo 0.06% della spesa totale delle Amministrazioni Centrali prevista per l'anno 2006 (vedi i calcoli nel dettaglio).
La riduzione del numero dei Parlamentari quale sistema per ridurre i costi dello Stato è pura e semplice DEMAGOGIA!
D'altra parte se si volesse veramente risparmiare sulle spese del Parlamento invece di cambiare la Costituzione per abbassare il numero dei Parlamentari basterebbe diminuirne le indennità ed i rimborsi spese. Infatti si ottiene un identico risparmio sia riducendo il numero dei Parlamentari di una certa percentuale, sia abbassando le indennità ed i rimborsi della stessa percentuale a tutti i Parlamentari attualmente in carica. Anzichè modificare la Costituzione per abbassare il numero dei Parlamentari di, per esempio, 200 sarebbe sufficente che i Parlamentari con una legge ordinaria si abbassassero le indennità ed i rimborsi del 21% ed avremmo lo stesso risparmio!
modificare la Costituzione per accellerare la ripresa economica Il 9 Febbraio 2011 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale per la modifica degli articoli 41, 97 e 118 della Costituzione. Alla pubblica opinione questo ddl è stato presentato come un modo per accellerare la ripresa economica, anche se è veramente difficile stabilire un collegamento tra Costituzione ed efficienza dell'attività economica. Il Governo parla di "obiettivi di liberalizzazione e di sviluppo dell'economia nazionale", ma il primo obiettivo (la liberalizzazione) sarà l'unico perseguito perchè è evidente a tutti che qualsiasi Governo ha tutti gli strumenti per incidere sull'economia del Paese senza bisogno di scomodare la Costituzione. Può infatti emanare leggi ordinarie, leggi finanziarie, circolari amministrative, eccetera.
Il risultato delle modifiche proposte, in particolare dell' art. 41, sarà la liberalizzazione assoluta e lo svincolo completo di qualsiasi attività economica dal controllo preventivo dello Stato confidando su un "principio di fiducia e leale collaborazione tra le pubbliche amministrazioni ed i cittadini" che, in un paese dove un quarto dell'economia è in mano alla delinquenza organizzata, non dovrebbe essere applicato a priori a chiunque! Con un pizzico di malizia ci si potrebbe chiedere se questa modifica costituzionale invece di essere ingenuamente generosa sia invece perfidamente strumentale a vantaggio di chi delinque.
Leggi i testi a fronte degli attuali articoli e di come saranno dopo la modifica.

di fatto la Costituzione è già stata alterata

E' evidente a tutti che l'attuale situazione politica (inizio 2011) è caratterizzata da un forte sbilanciamento dei poteri a tutto vantaggio del potere Esecutivo (Governo). Lo prova il fatto che delle leggi fin qui approvate in quasi un anno di legislatura solo una è di origine parlamentare mentre tutte le altre sono conversioni di decreti legge del Governo.

Questo sbilanciamento NON dipende dalla Costituzione, poichè è avvenuto senza alcuna modifica costituzionale ma solo grazie a referendum popolari e leggi ordinarie.

Fin dal 1946 il sistema elettorale era proporzionale e gli elettori potevano esprimere diverse preferenze. Il 9 Giugno 1991 un referendum popolare introduceva la preferenza unica per l'elezione della Camera. I promotori del referendum giustificarono la preferenza unica come sistema per porre fine alla possibilità di controllo malavitoso sul voto per mezzo delle combinazioni delle preferenze. Il referendum popolare del 18 Aprile 1993 introduceva un sistema misto prevalentemente maggioritario per l'elezione del Senato. Lo stesso anno la legge Mattarella configurava un sistema elettorale maggioritario, corretto da una sensibile quota proporzionale pari ad un quarto dei seggi di ciascuna assemblea. Ogni partito proponeva un unico candidato in ciascun collegio/circoscrizione e gli elettori potevano fare la croce sul nome del candidato per loro migliore o, almeno, del meno peggiore. Il voto di preferenza non c'era più però esisteva, almeno per la quota maggioritaria, un collegamento diretto e certo tra il territorio e i suoi rappresentanti in Parlamento. Nel 2005 la legge Calderoli (chiamata "porcata" dal suo stesso estensore), andando in controtendenza al risultato referendario del 18 Aprile 1993, ha modificato il precedente meccanismo misto in favore di un sistema proporzionale corretto, a coalizione, con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze. Con questa legge sulla scheda elettorale sono presenti solo i nomi dei candidati premier e le liste sono bloccate. Nel Giugno del 2009 ci fù un referendum popolare che avrebbe potuto modificare la legge Calderoli spostando il premio di maggioranza dalle coalizioni ai partiti ed abolendo le candidature multiple (lasciando impossibile l'espressione del voto di preferenza). Ma non si raggiunse il quorum e il "porcellum" rimase in vigore.

Attualmente (2011) abbiamo un sistema proporzionale senza voto di preferenza, quindi l' elettorato (il popolo, si diceva una volta) non ha più la possibilità di scegliere esplicitamente i propri rappresentanti in Parlamento ma si limita a indicare il nome del futuro premier e il numero dei Parlamentari spettanti a ciascun partito. Le persone che assurgeranno al ruolo di rappresentante dei cittadini sono scelte prima delle elezioni, in teoria dai partiti ma in pratica dai candidati premier che le inseriscono nelle giuste posizioni nelle liste elettorali bloccate.

Il ruolo dei partiti era ovviamente importante anche quando l'elettore poteva esprimere le sue preferenze perchè erano pur sempre i partiti a scegliere i candidati. Però i partiti si limitano a proporre agli elettori una rosa di nomi dalla quale poi gli elettori sceglevano chi portare in Parlamento e chi no. Contrariamente a quanto avviene oggi, quando c'erano le preferenze la scelta decisiva era degli elettori e non dei partiti o dei candidati premier.

Oggi qualunque sia il partito vincente, i membri della maggioranza parlamentare sono tutti personalmente scelti da colui che diventa capo del Governo. Detta in altri termini la maggioranza parlamentare è nominata dal premier, da quel premier che è l'unico soggetto politico della maggioranza ad avere una legittimazione popolare diretta.

Di tutti i mille Parlamentari solo i cinque o sei cadidati premier sono stati eletti dal popolo in modo esplicito dato che sulla scheda elettorale erano presenti solo i loro nomi. Tutti gli altri Parlamentari sono di "nomina" dei rispettivi candidati premier.

Oggi i membri della maggioranza parlamentare, di qualsiasi colore essa sia, non hanno alcuna legittimazione personale poichè non sono stati eletti dal popolo ma debbono la loro carica esclusivamente al premier che li ha inseriti ai primi posti delle liste elettorali bloccate. Se a questo si aggiunge che ogni loro speranza di essere confermati passa tramite il gradimento del premier, che può o meno "nominarli" alle successive elezioni, è evidente che i Parlamentari della maggioranza sono naturalmente proni ai desideri del premier stesso.

La cronaca di questi giorni (inizio 2011) rende evidente che i criteri di selezione della classe politica "nominata" sono tutt'altro che quelli auspicabili. Quanto portato alla luce dalle indagini della Magistratura mostra che prestazioni sessuali, o foss'anche solo "sentimentali", sono state ricompensate con cariche elettive alle assemblee regionali e, forse, nazionali.

Con un premier forte, in quanto eletto direttamente dal popolo, ed un Parlamento succube, poichè di nomina del premier stesso, abbiamo scardinato l'equilibrio istituzionale previsto dalla (tuttora vigente) Costituzione ed abbiamo inaugurato una forma istituzionale che non ha simili tra le democrazie occidentali liberali.

Nessuna nazione occidentale accetterebbe questa forma istituzionale poichè è molto rischiosa dal punto di vista democratico e sarebbe estrememante pericolosa qualora il premier fosse tanto ricco di suo da poter condizionare la pubblica opinione e potersi comprare i servizi di persone da mandare in Parlamento. Se ciò accadesse la sudditanza dei suoi Parlamentari sarebbe così grande che potrebbero perfino permettergli di portare alle massime cariche dello Stato e del Governo persone il cui unico valore fosse l'obbedienza ai voleri del Premier e ai suoi capricci di qualsiasi tipo.

Il rischio che un forte capo dell'esecutivo imponga una propria personale visione politica non è una paranoia di chi scrive, tanto è vero che la Costituzione USA dispone che a metà del mandato presidenziale si svolgano le elezioni "di midterm" con le quali si rinnovano la Camera (tutta) e il (per un terzo). Con queste elezioni i cittadini possono limitare l'autonomia del Presidente eleggendo un Parlamento a lui opposto.

Nell'Italia del 2011 ci sembra normale che la maggioranza Parlamentare sia schiacciata sulle posizioni del Governo e ci sembra impossibile, quasi eversivo, che una decisione del Governo possa non essere approvata dal Parlamento. Ma nelle altre democrazie il Governo non spadroneggia in questo modo sul Parlamento, per esempio la prima proposta di Bush di dare 700 miliardi di euro alle banche fu bocciata dal Parlamento USA il 29 Settembre 2008. Votarono contro anche molti Deputati e Senatori del partito del Presidente e lo poterono fare perchè non erano stati nominati da Bush ma eletti dagli elettori repubblicani.

la questione di fiducia

A mio avviso nella situazione attuale dovremmo ragionare circa la "questione di fiducia" che il Governo può porre, ossia imporre, al Parlamento. La "questione di fiducia", come si sa, blocca ogni discussione parlamentare e impone a deputati e senatori un "prendere o lasciare": accettare le decisioni del Governo o far cadere il Governo.

Lo spirito della "fiducia", per come è prevista in Costituzione, è la possibilità di cambiare un Governo che non ha più l'appoggio del Parlamento che è legittimato a dare la fiducia ad un nuovo Governo. Per la Costituzione lo scioglimento delle Camere è una conseguenza possibile della sfiducia ma non necessaria.

Invece nella situazione odierna, che di fatto è di elezione diretta del Presidente del Consiglio, la caduta del Governo implica lo scioglimento delle Camere perchè altrimenti si tratterebbe di un "ribaltone" parlamentare ai danni della volontà popolare.

A mio avviso oggi (2011) in Italia rispetto all'equilibrio di poteri previsto dalla Costituzione il potere esecutivo (Governo) predomina sul potere legislativo (Parlamento) perchè:

stiamo andando verso il presidenzialismo?

Negli ultimi anni abbiamo visto comportamenti "sopra le righe" di alte cariche istituzionali, disegni di legge, decreti legge e leggi ordinarie che, operando al limite della legittimità costituzionale, aumentano di fatto i poteri del Presidente del Consiglio a scapito di quelli del Parlamento. E' evidente a tutti che in questa estate del 2008 il numero di questi "eventi" è improvvisamente aumentato. Come mai?

Sembrerebbe che, essendo fallito il tentativo di imporre il presidenzialismo del premier con le buone (la riforma costituzionale del 2005, fortunatamente annullata dal referendum del 2006) ci riprovano ora in modo surrettizio svuotando dei suoi caratteri originali la Costituzione vigente. Se così fosse il metodo sarebbe sbagliato ma lo scopo potrebbe essere legittimo dato che molte nazioni sono repubbliche presidenziali.

Ma non è questo che sta accadendo perchè il presidenzialismo per poter funzionare, ossia non degenerare in un regime autoritario, deve essere bilanciato da istituzioni appositamente progettate in modo da garantire non solo una effettiva separazione tra i poteri dello Stato ma anche un loro giusto bilanciamento. Inoltre tutte le democrazie, ed in particolare quelle presidenziali, hanno severe leggi anti trust per impedire l'ingresso in politica a chi possiede una eccessiva ricchezza per evitare che costoro 1) possano utilizzare la propria ricchezza per avvantaggiarsi nella lotta politica; 2) una volta eletti abbiano conflitti di interesse che potrebbero indurli ad agire non per il bene della nazione ma per favorire le proprie attività economiche.

Invece il "presidenzialismo all'italiana", ossia quello proposto da alcuni partiti della destra italiana è diverso da quello del resto del mondo. Infatti i suoi propugnatori vogliono che chi vince le elezioni abbia la possibilità di fare tutto ciò che vuole per realizzare il suo presunto "mandato" elettorale. Inoltre il presidenzialismo all'italiana non prevede nulla di serio a proposito di anti trust (indovinate perche! smile).

Non sono sicuro che sia possibile realizzare un presidenzialismo così forte senza rinunciare all' effettiva separazione tra i poteri dello Stato, che è il cardine di ogni democrazia liberale. Il rischio è di instaurare un regime che, pur nascondendosi sotto le forme del paternalismo o quelle salvifiche dell'uomo della provvidenza, sarà nei fatti un regime autoritario. Ma anche se fosse possibile, il passaggio da uno stato parlamentare ad uno presidenziale implica un cambiamento totale delle istituzioni e dei loro equilibri e quindi richiede una Costituzione nuova, appositamente studiata per il presidenzialismo. Invece i tentativi di instaurare in Italia il presidenzialismo sono stati parziali in quanto lo volevano innestare su una Costituzione, quella esistente, progettata per una repubblica parlamentare. Sono anche stati tentativi pericolosi poichè, inevitabilmente, la distribuzione dei poteri che ne risultava non era affatto equilibrata. E bene facemmo ad opporci!

no, è l'instaurazione di una repubblica autoritaria!

E' in atto la trasformazione della nostra democrazia parlamentare
non in una democrazia presidenziale, ma in una democrazia autoritaria
in cui l'uomo forte, abusando della legittimità che gli deriva dal voto popolare,
tende a concentrare nella sua persona, o in quella di pochissimi suoi affiliati,
tutti i poteri: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario.

Questa trasformazione autoritaria non è riuscita per via parlamentare, grazie al referendum del 2006 che ha bocciato la riforma costituzionale, quindi la stanno realizzando di fatto svuotando dei suoi caratteri originali la Costituzione vigente. Ciò non è strano perchè la storia ci ha insegnato che possono avvenire stravolgimenti della vita democratica anche in presenza di una Costituzione formalmente intatta e democratica. Accadde infatti negli anni in cui il fascismo impose il suo regime autoritario senza alcun bisogno di modificare lo Statuto Albertino, che era la Costituzione vigente.

Le possibilità che un autoritarismo si instauri nell' Italia di questi anni sono pericolosamente aumentate a causa della presenza nell'agone politico di persone enormemente ricche che utilizzano le proprie risorse economiche non solo per intercettare le aspettative dell'elettorato, ma addirittura per orientarle attorno alle proprie idee ed ai propri interessi. Tali persone hanno creato dei partiti politici le cui istanze non nascono democraticamente dalla base elettorale ma scaturiscono dal vertice per poi essere inculcate alla base mediante l'uso scientifico dei mezzi di comunicazione di massa, la gran parte dei quali sono o di proprietà del leader o comunque a lui asserviti (indovinate a chi mi sto riferendo! smile).

cosa sta rendendo possibile l'instaurazione della repubblica autoritaria?


I tentativi di "svuotare" la Costituzione per aumentare i poteri del Presidente del Consiglio
a scapito di quelli del Parlamento stanno avendo successo perchè oggi in Italia
l'istituzione che ha la maggiore legittimazione democratica non è il Parlamento, ma il Presidente del Consiglio.

Infatti con l'elezione (di fatto) diretta del Presidente del Consiglio abbiamo innestato istituti di democrazia presidenziale su istituzioni idonee ad una democrazia parlamentare e quindi progettate per un certo bilanciamento di poteri che non esiste più. A peggiorare le cose c'è la legge elettorale vigente con la quale gli elettori non possono esprimere preferenze ma solo scegliere il nome del premier. Grazie a questa legge elettorale i Parlamentari non sono tali per diretta investitura popolare ma solo perchè il loro candidato premier li ha inseriti nelle prime posizioni delle liste elettorali bloccate.

Questo sbilanciamento di legittimità democratica a favore del Presidente del Consiglio può essere pericoloso specialmente se la pubblica opinione ignora cosa è e perchè è importante la separazione tra i poteri dello Stato oppure se il Presidente del Consiglio, o il suo gruppo sociale di riferimento, utilizza ingenti mezzi economici per indirizzare la formazione del pensiero collettivo mediante l'uso sapiente dei media (capaci non solo di registrare stati di ansia ed insicurezza sociale, ma addirittura di crearli).
In queste condizioni è abbastanza naturale che:

Queste due condizioni sono entrambe presenti nell'Italia del 2008 e quindi chi governa non trova grossi ostacoli nel tentativo di esercitare non solo il potere esecutivo ma anche quello legislativo e perfino di asservire quello giudiziario, sottomettendone gli organici ed indicandogli quali crimini e criminali perseguire. Per non parlare del controllo sulla stampa che, in gran parte o è di diretta proprietà del Presidente del Consiglio e ne subisce il controllo politico.

esempi di come si governa in modo autoritario

Un elemento caratteristico dei regimi autoritari è l'uso "disinvolto" delle regole democratiche nello svolgimento della vita istituzionale. E' quanto sta accadendo in questa estate del 2008 in cui per fare approvare più in fretta le proprie proposte di legge, il Governo le presenta come decreti legge approfittandosi del fatto che, in base alla Costituzione, la discussione in Parlamento dei decreti legge deve iniziare entro cinque giorni.

Poichè i decreti devono rispondere a "circostanze straordinarie di necessitaÂ’ e di urgenza che ne giustificano lÂ’adozione", il Governo non vi include le norme non urgenti, che pure vorrebbe fare approvare velocemete. In questo modo i decreti vengono regolarmente emanati dal Presidente della Repubblica. Ma non appena le leggi di conversione dei decreti approdano in Parlamento, la maggioranza presenta sotto forma di emendamenti quelle norme che erano state omesse nei decreti.

Ovviamente le norme aggiunte ai decreti avranno validità solo dalla promulgazione della corrispondente legge di conversione, ma intanto avranno goduto in Parlamento di una corsia preferenziale che la Costituzione non gli permetterebbe. Chi vuole approfondire l'argomento può leggere: I presupposti della decretazione d'urgenza: disciplina, giurisprudenza e dottrina del Centro Studi del Senato, oppure l'opinione di Filomena Falsetta.

A riprova di quanto sopra esposto ci sono questi due emendamenti al cosiddetto "decreto sicurezza" del 23 Maggio 2008: l'emendamento blocca centomila processi e l'emendamento che permette l'utilizzo dell'esercito per pattugliare le città.

Nei pochi giorni intercorsi tra l'emanazione del decreto e la presentazione degli emendamenti al suo ddl di conversione non è accaduto nessun fatto che possa averli resi improvvisamente necessari, è quindi evidente che erano già previsti quando il Governo approvò il "decreto sicurezza".

Questo modo di decretare e legiferare impedisce al Presidente della Repubblica di essere pienamente garante della Costituzione, infatti la sua firma sui decreti non assicura che le norme con corsia preferenziale in Parlamento abbiano davvero i requisiti d'urgenza previsti dalla Costituzione. Nell' Italia di Pulcinella consideriamo questo modo di decretare e legiferare una accettabile "furbata", ma in altri paesi sarebbe certamente considerato un gravissimo reato quale l'attentato alle prerogative del Capo dello Stato, l'attentato contro un organo costituzionale o l'alto tradimento.


Il modo in cui si è arrivati ad approvare la Legge Alfano è un altro esempio di governo "autoritario". Si è infatti trattato di un vero ricatto del Governo al Parlamento e, soprattutto, alla pubblica opinione e al Presidente della Repubblica.

Lo scopo era fin dall'inizio quello di garantire l'immunità al Presidente del Consiglio che entro pochi mesi sarebbe stato certamente condannato nel processo "Mills". Ma una norma che contenesse questa immunità probabilmente avrebbe trovato nel Presidente della repubblica un serio ostacolo e quindi si pensò di richiedere invece una sospensione dei processi del Presidente del Consiglio. Per farla sembrare meno una legge ad personam si estese la sospensione anche agli eventuali processi dei presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera.

C'era però il fondato rischio che il Presidente della Repubblica ponesse ugualmente ostacoli dato che anche se allargata la norma rimaneva contraria al principio costituzionale dell'ugualianza dei cittadini di fronte alla legge. Allora la maggioranza fece il suo ricatto:

  1. emendò il ddl di conversione del cosiddetto "decreto sicurezza" aggiungendovi l'art. 2-ter che prevedeva la sospensione di un anno di tutti i processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 e aventi pena fino ai 10 anni di reclusione.
  2. l' Associazione Nazionale Magistrati stimò che in questo modo sarebbero stati fermati oltre centomila processi, e quindi si scatenò la reazione dell'opposizione (manifestazione di Piazza Navona a Roma dell'8 Luglio 2008) e quella dei pochi giornali non allineati, poichè si riteneva ingiusto bloccare centomila processi all'evidente scopo di fermarne uno solo, quello al Presidente del Consiglio.
  3. la maggioranza dichiarò ufficialmente in Parlamento che l'art 2-ter sarebbe stato cancellato solo dopo l'approvazione della sospensione del processo penale nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. E così fu: non appena questa sospensione divenne la legge Alfano (in soli venti giorni!), l'art. 2-ter fu cancellato, a riprova che doveva servire solo come arma di ricatto.

Il ricatto al Presidente della Repubblica fu perfetto: anche se fosse stato contrario avrebbe dovuto promulgare la Legge Alfano pur di evitare che l'art. 2-ter facesse scempio della giustizia italiana.


Il metodo autoritario di governare lo si è visto anche nel Febbraio 2009. Il Presidente del Consiglio cerca di impedire che sia dato corso ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione (sul caso Englaro) e a questo scopo il Consiglio dei Ministri vara un decreto legge che il Capo dello Stato si rifiuta di firmare in quanto palesemente incostituzionale. Il Presidente del Consiglio allora in una intervista minaccia di modificare la Costituzione se il Capo dello Stato insiste a non promulgare il decreto, ma il Capo dello Stato non si piega. Allora il Presidente del Consiglio impone al Parlamento la discussione in tempi strettissimi di un disegno di legge identico al decreto legge incostituzionale.

Sembra che in pochi se ne rendano conto ma quello del Presidente del Consiglio è stato un pronunciamento golpista poichè tendeva ad assommare nelle proprie mani tutti i poteri: quello Legislativo (fare le leggi), quello giudiziario (farle rispettare) e quello esecutivo (amministrare lo Stato). Poteri che in democrazia debbono invece essere attribuiti a persone (e istituzioni) indipendenti una dall'altra.

qual'è oggi il ruolo del Parlamento?

La nulla legittimazione democratica dei singoli parlamentari provoca gravissimi guai qualora la loro maggioranza fosse risicata e loro volessero votare contro un provvedimento del Governo.

In queste condizione essi dovrebbero scegliere se "votare secondo coscienza" mandando così il Governo in minoranza (e forse facendolo anche cadere), oppure se salvare il Governo ma votare in contrasto alle proprie opinioni.

Ad esempio è successo nel Luglio 2006 quando il Governo ha trovato grandi difficoltà ad avere in Senato l'appoggio di tutta la propria maggioranza su un preciso e limitato aspetto di politica estera quale la missione militare in Afghanistan. Infatti alcuni Senatori della maggioranza, profondamente e intimamenti contrari al rifinanziamento della stessa, hanno ripetutamente detto che avrebbero votato contro. Alla fine tutto si è risolto con il voto di fiducia che ha "piegato" la volontà dei Senatori "ribelli".

Che la situazione non sia chiara lo si deduce dal fatto che entrambe le opzioni hanno valide argomentazioni:

E' evidente che il problema della "libertà" di voto dei Parlamentari trascende le differenze numeriche tra maggioranza ed opposizione in quanto la scelta tra votare "secondo" o "contro" coscienza si può porre anche in condizioni numeriche diverse e quindi meno "rischiose" per la tenuta del Governo.

Fino a una decina d'anni fa il problema non esisteva, almeno formalmente, poichè gli elettori legittimavano col proprio voto solo il Parlamento che a sua volta legittimava il Governo. La volontà popolare risiedeva esclusivamente nel Parlamento il quale poteva fare e disfare il Governo in ogni momento (e ciò succedeva molto spesso, come tutti ricordiamo!). La caduta di un Governo non era un vulnus alla volontà popolare, ma semmai ne era una conseguenza.

Oggi il problema della "libertà" di voto dei Parlamentari invece esiste poichè oggi non sono più i soli Parlamentari ad esprimere la diretta volontà popolare, ma anche il Presidente del Consiglio e, quindi, il Governo da lui diretto. Infatti, anche se formalmente il Presidente del Consiglio è tuttora nominato dal Presidente della Repubblica secondo sue proprie valutazioni, di fatto da qualche anno viene scelto dagli elettori che ne indicano il nome contestualmente alla elezione del Parlamento.

Possiamo dire che negli ultimi anni abbiamo innestato istituti di democrazia Presidenziale su immutate istituzioni idonee ad una democrazia Parlamentare. In queste condizioni non è più chiaro chi tra Parlamento e Governo abbia più legittimità democratica. E' il Governo che deve eseguire la volontà del Parlamento oppure è il Parlamento che deve eseguire la volontà del Governo?

come uscire dalla repubblica autoritaria

Siamo in questa situazione:

Per risolvere questa ambiguità dobbiamo necessariamente restituire agli elettori il diritto di scegliere non solo i partiti ma anche le specifiche persone da cui farsi rappresentare. Dobbiamo quindi ammettere di nuovo il voto di preferenza.

Non sarebbe neppure male se i Parlamentari si ricordassero che "rappresentano la Nazione" e sono eletti "senza vincolo di mandato" (art. 67 Costituzione) e quindi al momento del voto votassero secondo coscienza per il bene dell' Italia e non secondo l'ordine del partito per il bene dei suoi dirigenti o padroni.

Dovremmo anche difondere le conoscenze su quella materia che una volta si insegnava a scuola col nome di "educazione civica". La gente deve conoscere ed apprezzare la differenza di funzioni e ruolo tra, per esempio, Parlamento e Governo, tra Sindaco e Consiglio Comunale. Solo se è istruita la gente può viglilare sul corretto andamento della democrazia.

Poi dobbiamo decidere cosa fare della nostra Democrazia:

storia recente delle modifiche costituzionali

novembre 2005 il Parlamento (XIV legislatura) modifica la Costituzione
La maggioranza di centrodestra modifica la Costituzione secondo le modifiche proposte dal Governo Berlusconi. Le novità principali sono:
  • fine del bicameralismo perfetto
  • nascita del senato federale
  • diminuzione del numero di Deputati e Senatori
  • maggiori poteri al capo del Governo che è chiamato Primo Ministro ed ha anche la facoltà di nomina e revoca dei Ministri, potere tolto al Presidente della Repubblica
  • "devolution"
 Questo sito fu aperto nell'aprile 2005 come forma di opposizione alle riforme in corso. Chi è interessato può vedere come era il sito al giorno del referendum 2006
giugno 2006 col referendum il popolo italiano rifiuta i cambiamenti della Costituzione che il Parlamento aveva approvato nel Novembre 2005
La Costituzione è salva!
ottobre 2007 il Parlamento (XV legislatura) propone di nuovo modifiche costituzionali
La Camera dei Deputati, maggioranza di centrosinistra, ha elaborato una proposta di riforma costituzionale che prevede:
  • fine del bicameralismo perfetto
  • nascita del Senato federale
  • diminuzione del numero di Deputati e Senatori
  • maggiori poteri al capo del Governo. Il Parlamento darà la fiducia non al Governo ma alla persona del Presidente del Consiglio il quale potrà proporre al Presidente della Repubblica la nomina e la revoca dei singoli ministri (senza bisogno di una mozione di sfiducia individuale del Parlamento, come invece è necessario ora)

Sono poche le differenze tra la riforma bocciata nel 2006 e quella in corso d'opera nel 2007. Le principali (al 17 ottobre 2007) sono le seguenti:
  • la composizione e le competenze del Senato federale
  • la mancanza della "devolution" (mancanza probabilmente momentanea perchè il Senato federale dovrà pur avere qualche competenza specifica quindi, magari sotto un altro nome, probabilmete avremo anche la "devolution".

Se alla fine dell'iter legislativo le differenze fossero davvero poche, sorgerebbe spontanea la seguente domanda: come mai ciò che non andava bene nel 2006 va bene nel 2007/2008? Sbagliammo ad opporci alle modifiche costituzionali nel 2006, o sbagliamo oggi a non contestare quelle nuove? Fummo strumentalizzati per fini politici nel 2006 oppure lo siamo oggi?

Rispetto alla Costituzione vigente passeremo da un bicameralismo perfetto ad un monocameralismo di fatto a favore della Camera dei Deputati. Infatti il Senato federale:

  • non darà e non toglierà la fiducia al Governo
  • avrà competenze molto limitate
  • non sarà eletto dai cittadini: i senatori sono eletti dai Consigli regionali, al proprio interno e dal Consiglio delle autonomie locali tra i componenti dei Consigli dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane.
  • inoltre i senatori potranno avere una età minima di 18 anni. Avrà ancora senso chiamare questa seconda Camera con un termine (Senato) che deriva dal sostantivo latino senex ovvero "anziano"?

Per meglio capire come stanno le cose ecco alcuni utili documenti:

La I Commissione Permanente Affari Costituzionali della Camera dei Deputati (relatori Sesa Amici, Ulivo e Italo Bocchino, AN) ha lavorato su varie proposte di modifica costituzionale. Ha lavorato alacremente (solo nei primi giorni di Ottobre 2007 ben sei sedute sono state dedicate alla riforma Costituzionale: i giorni 3, 4, 9, 10, 11, 13 e 17) e il 17 Ottobre, grazie all'astensione dei partiti di centro destra, ha approvato un Testo Unificato che il 22 Ottobre 2007 è stato portato in discussione all'Assemblea della Camera.

aprile 2008termina la XV legislatura ed i lavori parlamentari si interrompono, ma state certi che l'assalto alla Costituzione riprenderà presto
aprile 2011tentativo di modificare l'art. 1
aprile 2012 E' stato introdotto in Costituzione il principio del pareggio di bilancio modificando l'art. 81. Poichè la modifica è stata votata da più di due terzi dei Parlamentari, non è possibile indire referendum confermativo. Pubblicazione: G.U. n. 95 del 23 Aprile 2012 (Supp. Ord.)

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Nell'Aprile 2005 ho aperto questo sito per illustrare la riforma Costituzionale che la maggioranza di centro destra stava approvando in Parlamento nonostante la ferma contrarietà di tutta l'opposizione. Il mio scopo era diffondere la consapevolezza di quanto la riforma fosse pericolosa. Fortunatamente con il referendum del 25 e 26 Giugno 2006 il popolo italiano l'ha cancellata per sempre. E' impossibile dire se ed in quale misura questo sito abbia contribuito alla vittoria dei NO, ma mi piace pensare che il mio impegno non sia stato vano! Anche se non posso misurare l'utilità del sito a favore del fronte del NO (in termini di voti convinti), ho una idea abbastanza precisa di quante persone hanno letto pagine del sito e di quanti altri siti hanno messo link a pagine del mio. Debbo dire che su entrambi i fronti ho avuto grosse soddisfazioni! Conosco infatti con esattezza il numero dei lettori del sito poichè avevo inserito nelle pagine web un contatore di accessi. Il numero totale di accessi al sito fatti da persone fisiche è stato di 92137! leggi qui i dettagli degli accessi! Oggi è il 26 Giugno 2006 ed il referendum ha affossato per sempre la riforma del 2005. Dopo oltre un anno di attività finalmente posso riposarmi sapendo che non sono stati inutili ne i soldi spesi per acquistare e gestire il dominio web ne il (tanto) tempo impegnato nella creazione e nell'aggiornamento del sito.